Comune di Neviano - Cuore Salentino

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Comune di Neviano

Popolazione: 6330 abitanti
Distanza dal capoluogo: 31 Km
Cap: 73040

NUMERI E INDIRIZZI UTILI
Municipio:   via Dante Aligheri    Tel. 0836/618036

Ufficio Postale:   via Umberto I , 49    Tel. 0836/610124
Polizia Municipale:   0836/618195
Guardia medica:   0836/619588
Stazione Carabinieri:   0836/619244

COME RAGGIUNGERCI:
Il centro abitato si può raggiungere attraverso la strada statale n° 101 uscita per Aradeo, oppure attraverso la n° 476.

ALTRE NOTIZIE
Mercato Settimanale:   Venerdì
Proloco:   c/o Municipio – NEVIANO     Tel. 0368 7443324

Le origini storiche di Neviano hanno dato adito a numerose dispute fra gli studiosi che hanno formulato a tal proposito diverse ipotesi. Le sue origini sono attribuite, da alcuni, ai Greci seguiti dai Romani dopo la battaglia dei Campi Latini e poi dai Bizantini. Le uniche tracce certe della sua esistenza risalgono al 1269 nei registri angioini dove viene descritta come terra rimasta fedele a Carlo d'Angiò alla discesa di Corradino di Svevia.

Sappiamo però che in seguito all'occupazione da parte dei Romani del casale di Fulcignano, antico insediamento tra le attuali Galatone e Neviano, parte dei suoi abitanti si rifugiò su di un'altura spesso imbiancata di neve. Da qui il nome di Neviano derivato dalle varianti latine Nivano, Niveano, Niviano, Niano, Neviano. In taluni documenti compare la forma Meniano e Moniano. Questa tesi sposata da diversi studiosi vuole che la comunità di Neviano si sia insediata sulla collina raccogliendo i superstiti della vicina Fulcignano.
E' proprio la collocazione di questo fatto storico ad essere controversa, alcuni, infatti, la collocano all'epoca della conquista del Salento da parte di Roma, altri la fissano nel XIV secolo.
Fa luce sulla vicenda uno studio recente (1987) a cura di Zacchino-Faglia che tende a spostare l'avvenimento all'epoca delle lotte fra Ottino de Caris e G. Antonio del Balzo Orsini. Infatti, l'esistenza del casale di Neviano in epoca angioina non autorizza a credere in un nucleo abitato ben definito, e quindi in via di sviluppo sotto l'aspetto sociale ed economico. La presenza della vicina Fulcignano, avida di potere ed emporio commerciale, passaggio obbligato e forse stazione di posta e ostello per i mercanti, ha sempre soggiogato la scarsa popolazione di Neviano costringendola a vivere dispersa nelle campagne, quasi in anonimato, tanto che la sua esistenza è ignorata dal censimento del Tancredi. Sarà G. Antonio Del Balzo Orsini che indirettamente farà risorgere il casale, e non per fare un favore ai nevianesi ma per togliere Fulcignano a Ottino de Caris detto il Malacarne.
Il fatto storico è da datarsi al 1423 quando contro il conte Ottino de Caris muove guerra il principe di Taranto G. Antonio Del Balzo Orsini, al quale erano state concesse le terre di Galatone, Fulcignano, Parabita e Bagnolo dell'arcivescovo di Taranto Giovanni Bernardo Delli Ponti di Tagliacozzo in ricompensa delle spese sopportate (15.000 ducati) per il recupero delle terre di Grottaglie, Monacizzo e Salete, possedimenti appartenuti alla mensa arcivescovile e di cui si era impossessato il de Caris.
Lo scontro finale tra i due contendenti avviene sotto le mura del castello di Parabita dove il de Caris si era arroccato una volta perduta Fulcignano.

Forse nell'attuale impresa civica di Neviano si può ipotizzare un riferimento a questo episodio, se è vero che G. Antonio Del Balzo Orsini, una volta danneggiato il castello di Fulcignano, che pur era ben turrito e recintato, fece costruire una rocca sulla collina di Neviano per meglio vigilare le sottostanti vallate e le vie di comunicazione.

Quella "rocca" verosimilmente è quella che compare su una delle due colline dello scudo, mentre sull'altra collina svetta un albero di olivo innevato ripreso dal vecchio stemma civico. Tuttavia anche sugli stemmi civici precedenti all'attuale, quello che si trova nella chiesa parrocchiale e l'altro sul portale del palazzo del Comune, compare una costruzione che però è più simile ad una chiesetta che ad una rocca. Quella "torre", o altra costruzione cinquecentesca sorta sulla precedente, fu poi inglobata nel palazzo baronale sorto nel punto più alto dell'abitato con vista sulla sottostante vallata dove passa il "Canale della Ruga".

Fino ai bastioni di questo palazzotto s'inerpica il centro storico, sul fianco della collina, nettamente diviso dal nuovo centro abitato che si sviluppa in piano. Le fondamenta del nuovo centro abitato risalgono ai primi dell'Ottocento quando, sotto il sindaco Marino Manta, avviene la ripartizione del demanio. Da questa ripartizione nasce il nuovo nucleo abitato di Neviano, che si accorpa al precedente dando vita, attraverso i tempi, ai nuovi rioni non sempre legati tra di loro a comunque disancorati dal centro storico, come se quest'ultimo fosse già condannato all'abbandono.

Un centro storico architettonicamente povero, ma quanto mai significativo, che riflette in buona sostanza le difficoltà dei nevianesi che lo fondarono e la loro situazione demografica.

Il lento sviluppo demografico di Neviano negli anni presi in esame trova in gran parte motivazione nelle scarse risorse ambientali (problema comune a quasi tutti i paesi di Terra d'Otranto) che imponevano un certo controllo delle nascite tanto da spingere il redattore statistico Gabriele Costa a scrivere che "la miseria grande di alcune classi...loro fa temere di avere molti figli". A questo si deve aggiungere la mortalità infantile, specie nelle classi meno abbienti, a causa delle carenze alimentari, malsane condizioni di vita, epidemie e a quasi totale assenza di interventi igienico-sanitari.

Questo quadro sociale, già di per sé grigio, va completato con la totale assenza di forme di assistenza e di istruzione per l'impossibilità di farvi fronte con le casse dell'Università.

Il casale di Neviano, nonostante le sue modeste dimensioni, diventa comunque oggetto di desiderio per i nobili feudatari a causa della fertilità delle sue terre. Così nel 1571 Neviano è in mano ai Brayda nella persona di Ettore, marchese di Rapolla, per passare poi al figlio G. Lorenzo Arcangelo, che volle dotare di un crocifisso la chiesa parrocchiale dedicata a S. Michele Arcangelo. Si tratta della vecchia chiesa parrocchiale sorta a cavallo tra il Cinque e il Seicento e situata nel centro del paese, fabbricata a spese del popolo, con tre cappelle dedicate a S. Michele Arcangelo, al SS. Rosario e a S. Oronzo, con due campane di cui una, di nome Maria, pare sia stata battezzata nel Giordano.

L'attuale chiesa parrocchiale, sempre dedicata a S. Michele Arcangelo, nasce dall'esigenza di avere un tempio più grande a causa dell'aumento della popolazione. Di cui si fa carico il Comune nel 1853 con il sostegno di tutta la popolazione.
Nel 1857, sarà dato il via ai lavori della nuova fabbrica su disegno dell'architetto neretino Quintino Tarantini, col concorso generoso del vescovo Luigi Vetta, del popolo, del Comune e dell'Economato Generale. Il tempio, dalle pure linee neoclassiche, sarà consacrato il 10 aprile 1878.

Nel Seicento il feudo è di proprietà di Vincenzo Pirelli, primo barone di Neviano. Sempre ai Pirelli il feudo risulta intestato il 1657, quando alla morte di Antonio, figlio di Vincenzo, subentra il fratello G. Battista. Dall'atto di trasferimento dell'eredità, stilato dal notaio Giovanni Sgura di Gallipoli, risulta la consistenza patrimoniale della baronia di Neviano. Dalla succinta descrizione del castello fatta dal notaio si evince, infatti, che non doveva trattarsi di una dimora comoda e ricca, come per altri castelli salentini, ma provvisoria e destinata a soggiorni brevi, forse estivi, data la posizione in altura. Peraltro sappiamo che i Pirelli soggiornavano nel sontuoso palazzo di Gallipoli, di fronte alla chiesa di S. Agata.
La baronia dei Pirelli su Neviano si protrae fino al 1696 quando viene trattata la vendita del casale dai Pirelli ai Cicinelli. Il documento enumera dettagliatamente la consistenza patrimoniale e i privilegi e le decime, ossia l'intero territorio con tutto quanto vi cresce dentro, secondo la formula feudale. Si tratta di un patrimonio abbastanza ricco a sostegno di una corte baronale potente che aveva anche la facoltà di trattare le cause civili, criminali e miste, e di convertire le pene in ammende pecuniarie.

Ai Cicinelli il feudo resterà fino all'abolizione della feudalità tanto che il 3 ottobre 1809, a tre anni dalle leggi eversive, il Comune di Neviano citerà l'ex barone principe di Cursi, mettendo in evidenza la maturità civica raggiunta dalla popolazione di Neviano e la sua crescita in termini economici e sociali, peraltro espressa per tutto il secolo precedente quando, dal 1727 al 1799, sulla piazza del piccolo Comune si era battuto il prezzo del grano.
Un grosso mercato, dunque, alimentato in gran parte dai prodotti delle sedici masserie che nel 1753 erano attive in Neviano e , in particolare, da quelle denominate Donna Laura di Antonio Rizzello; La Torre di Leonardo Latino; Le Macchie del nobile Lazzaro Massenzio Cacciante; La Cucuzza di Nicolò Videa; La Moneta di Diego Cascione; Torre Nova di D. Donato Tafuri di Gallipoli; Lo Salomo di Francesca Melorio di Gallipoli; Lo Pialloisi di D. Franco D'Acuna di Gallipoli; Lo Celona di D. Alfonso d'Acis; La Corte del principe G.B. Cicinelli, barone di Neviano.

Sito internet: http://www.comune.neviano.le.it

 
 
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