Comune di Alezio - Cuore Salentino

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Informazioni_comuni_provincia_di_Lecce

Comune di Alezio

Popolazione: 5162 abitanti
Distanza dal capoluogo: 35 Km
Cap: 73011

NUMERI E INDIRIZZI UTILI
Municipio:   Via S. Pancrazio    Tel. 0833/281020  
Ufficio Postale:   Via Toti    Tel. 0833/281024
Polizia Municipale:   0833/281121
Guardia medica:   0833/281691
Stazione Carabinieri:   0833/281010

COME RAGGIUNGERCI:
Da Lecce tramite la statale 101 per Gallipoli, uscita per Sannicola-Alezio oppure uscita per Gallipoli ospedale-Alezio. Alezio dista da Gallipoli quattro chilometri.

ALTRE NOTIZIE
Mercato Settimanale:   Martedì

Come molti centri pugliesi, Alezio ebbe il forte impulso vitale nel periodo della colonizzazione greca, durante il quale la cultura ellenistica si fuse con quella di popolazioni autoctone preesistenti, come gli Ausoni e i Siculi.

Da tale integrazione nacque, o si perfezionò, la civiltà Messapica che ebbe in Alezio uno dei suoi più importanti centri, collegato al mare attraverso Gallipoli, l'antica Anxa, porto Messapico commerciale e militare. Una civiltà che ha vissuto organizzandosi in una città strutturata attorno ad un'Acropoli (zona sacra, templare), un'Agorà (la piazza), un Anfiteatro, ed una struttura fortificata che secondo alcuni studiosi, racchiuderebbe una superficie di 64 ettari. I Messapi perfezionarono una propria cultura, svilupparono una propria lingua, naturalmente di derivazione ellenistica e l'elevato livello di civilizzazione di questo popolo è dimostrato anche dal perfezionamento raggiunto nelle attività artigianali. Localmente, infatti, si produsse del fine vasellame e ceramica in genere, frequentemente rinvenuta nelle sepolture quale corredo funerario, le cui forme spesso richiamano modelli di derivazione greca. Ma la fondamentale testimonianza lasciata da questo popolo, resta la sua tomba che evidenzia, nei diversi casi di ritrovamento, un'evoluzione tipologica: dalla tomba a fossa arcaica, s'è giunti a quella in pietra tufacea squadrata, coperta con lastroni monolitici. Questo tipo di sepoltura si può osservare nel Parco Archeologico attiguo al Museo Civico Messapico di Alezio, dove sono conservate alcune tombe.

La civiltà Messapica scomparve con l'avvento dell'Impero Romano, sotto il quale si hanno le prime notizie documentate della città di Alezio. Per primo fu Strabone (sotto Tiberio, 14-37 d.C.) a parlare di Aletia, ancor prima il Mela, successivamente Plinio il Vecchio (sotto Vespasiano 69- 79 d.C.) che parla degli Aletini, comprendendoli nel Salentinorum Mediterranei, Tolomeo (sotto M. Aurelio, 161-180 d.C.) cita Aletion, Peutingero, (sotto Todosio 379-395 d.C.) nella sua rappresentazione cartografica giunta a noi in copia medioevale, riporta Baletium. Un importante nucleo urbano avvalorato dall'attraversamento della via Consolare Augusta Salentina, detta Appia Traiana che si concludeva a Gallipoli in prossimità del Canneto con una colonna marmorea (109 d.C.). Col decadimento dell'Impero Romano, Alezio con le zone circostanti, subì i saccheggi delle orde barbariche dei Visigoti, Vandali, Eruli, Goti, che cancellarono gli splendori della preesistente civiltà. Non esistono testimonianze documentate che attestino vita nel sito dal periodo tardo romano, sino al XII-XIII sec., quando fu edificata la chiesa di Santa Maria della Alizza o Lizza. Certamente, le vicende di Alezio furono legate a quella della vicina Gallipoli, caposaldo Bizantino che, come vuole la tradizione, fu sede vescovile con S. Pancrazio nel 551 d.C. Si narra che il santo battezzò ad Alezio con l'acqua del pozzo posto in contrada Raggi, in prossimità del quale fu edificata la chiesa dedicata a S. Pietro, detta "Cucurizzuto" per la forma conica della copertura. L'esistenza del tempio è certa, in quanto riscontrata dai verbali della visita pastorale di Mons. Cibo nel 1567, successivamente a questa chiesa venne edificata la chiesa di S. Pancrazio.

Le persecuzioni iconoclaste di Leone III l'isaurico (726-741 d.C.), imperatore bizantino che proibì il culto delle immagini sacre, provocò l'esodo dei monaci Basiliani d'Oriente in Terra d'Otranto. Qui si stabilirono in 'laure' organizzate attorno ad una chiesa e fondando importanti centri monastici. I Basiliani reintrodussero in Terra d'Otranto il rito greco che gradualmente si sostituì a quello latino imposto dai Normanni ai Bizantini, ed in funzione del quale si strutturarono gli edifici sacri. Melezio, vescovo di Gallipoli nel 1329, si prodigò con l'aiuto dei fedeli, nella ricostruzione della cattedrale ad Alezio ovvero nell'ampliamento della chiesa preesistente, dedicata a Santa Maria "de Cruciata" cui fu aggiunto il titolo di S.Agata, accompagnato dal toponimo Alicia che diventerà poi S. Maria della Lizza. Il pronao è di certo databile al periodo successivo l'invasione angioina, orientativamente fra la fine del XIII sec. e la prima metà del secolo successivo.

Dopo l'estate del 1268, Carlo d'Angiò cinge d'assedio Gallipoli che capitola solo nell'Aprile dell'anno successivo. L'esilio dei gallipolini durò circa un secolo e fu un periodo vissuto con lo spirito di chi è cacciato a forza dalla propria terra; questo traspare dal contenuto del cartiglio che il Profeta Elia, affrescato sul lato dell'altare maggiore, regge nella mano destra, interpretato come segue: "Venerate il Signore onnipresente, forza dell'anima che migra in un luogo (straniero) e qui fermandosi anno dopo anno, ha una nuova patria". Il graduale rimpatrio dei gallipolini, dovuto a questioni di sicurezza militare ed al periodo di tranquillità assicurato dagli Aragonesi, fece di Alezio un luogo destinato alla residenza estiva del clero. Nei primi anni del XVI sec. il territorio fu sottoposto al controllo degli Spagnoli che fecero di Gallipoli la loro roccaforte. Alezio nel frattempo era ridotto ad un gruppo di casolari, raccolti attorno alla chiesa della Lizza e divenne un luogo insicuro. L'altro motivo che provocò l'abbandono della campagna circostante Gallipoli, fu certamente la minaccia dell'armata turca nel 1480 ad Otranto. Questa situazione d'insicurezza e d'instabilità socio-politica, provocò il riversarsi degli abitanti dell'ormai dimenticata Alezio, nelle sicure mura gallipoline. La definitiva sconfitta dei Turchi a Lepanto nel 1571, e lo stabilizzarsi della situazione politica, rese certamente più tranquilli gli scambi commerciali che avvenivano fondamentalmente via mare, permettendo la nascita di una nuova classe sociale, quella ricco-borghese, che gradualmente si sostituirà a quella nobiliare.

Le spinte controriformiste che dopo il concilio di Trento pervasero l'ambiente ecclesiastico, stimolarono gli interventi seicenteschi di ristrutturazione ed abbellimento degli edifici sacri. Di questi interventi fu oggetto anche la chiesa della Lizza, dedicata all'Assunta, nella quale si realizzarono diversi altari, arricchiti con le tele delle pinacoteche vescovili gallipoline. Grazie ad una nuova classe borghese, si costituì Villa Picciotti che ebbe nuovo impulso vitale. La forza economica della classe emergente, indusse questi signori ad utilizzare l'architettura quale manifesto della propria ricchezza. Fra il terzo ed il quarto decennio del XVIII sec. nella campagna circostante la Lizza, si costruirono diverse ville signorili, residenze estive o stagionali dei signorotti gallipolini. Il barocco, importato dalla capitale e filtrato attraverso l'inter d'importanti personaggi che operarono nel '700 gallipolino, divenne il linguaggio architettonico ufficiale, utilizzato sia nella residenza urbana che in quella extraurbana, e lo sfarzo nelle decorazioni fu proporzionale alla volontà di emergere socialmente. Questi "casini di campagna", ebbero un ruolo importantissimo nel secolo successivo, quando divennero la sede delle riunioni segrete di sette Massoniche e Carbonare che attivamente parteciparono al Risorgimento Italiano. Ed è proprio nella villa Valentini, in contrada Stracca che dopo i moti antiborbonici del 1848, durante una riunione notturna della carboneria, irruppero i gendarmi borbonici ed arrestarono fra gli altri Epaminonda Valentini, uno dei più accesi liberali aletini ed uno dei principali protagonisti salentini dell'unificazione d'Italia, per altro cognato di Antonietta de Pace, eroina risorgimentale di Gallipoli, iscritta alla Giovane Italia di Giuseppe Mazzini.

Nel 1838, fu iniziata la fabbrica della chiesa dell'Addolorata, su progetto dell'Architetto Lorenzo Turco, portata a compimento nel 1875, che costò la cifra di L. 42.700, di cui parte finanziate dal re Ferdinando II e parte offerte dai fedeli e dall'erario Comunale. La chiesa è luogo di venerazione di S. Rocco, compatrono di Alezio. Il primo Gennaio del 1855 Villa Picciotti, con Regio Decreto, diventò comune autonomo e, dietro istanza promossa nel 1841 dall'Abate Nicola Maria Cataldi, vi fu la variazione del nome da Villa Picciotti in Alezio, che avvenne con Real Decreto l'l Luglio 1873.


Sito internet: http://www.comune.alezio.le.it


 
 
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